IL RIALZO DELL’INFLAZIONE È FISIOLOGICO, LA BCE NON INDUGI SUL TAGLIO DEI TASSI

Banca Centrale Europea (BCE)Banca Centrale Europea (BCE)

Banca Centrale Europea (BCE)

Il rialzo dell’inflazione registrata a marzo è un fenomeno fisiologico, legato principalmente a fattori volatili, e non rappresenta, allo stato attuale, un segnale di allarme per l’economia. Tuttavia, l’aumento del tasso di variazione dei prezzi al 2% potrebbe influire negativamente sul sentiment delle famiglie, già segnato da una riduzione della fiducia registrata a marzo. Un aspetto che, unito a una possibile compressione della propensione al consumo, potrebbe indebolire le prospettive di ripresa economica nel breve periodo, con effetti potenziali sulla crescita complessiva del 2025.

È quanto spiega il Centro studi di Unimpresa secondo cui l’inflazione di marzo si mantiene sotto controllo, ma richiede un monitoraggio attento per valutarne l’impatto psicologico sui comportamenti di consumo e per scongiurare rischi di rallentamento della domanda interna. Una gestione prudente delle aspettative sarà cruciale per preservare la stabilità economica nei prossimi mesi.

«L’economia europea si sta stabilizzando attorno a un livello coerente con gli obiettivi di politica monetaria. In questo contesto, con i tassi d’interesse attualmente al 2,5%, la BCE non ha più ragioni per indugiare: è il momento di agire con decisione e procedere a un ulteriore taglio dei tassi. Un allentamento della politica monetaria è necessario per sostenere la ripresa della domanda interna, che rischia di essere frenata da un sentimento delle famiglie già indebolito e da una fiducia in calo. Le imprese, soprattutto le piccole e medie che rappresentiamo, hanno bisogno di condizioni finanziarie più favorevoli per investire e crescere. La stabilità dell’inflazione di fondo al +1,7% ci rassicura sull’assenza di pressioni strutturali: la Bce può quindi intervenire senza timori di alimentari spirali inflazionistiche. È un’opportunità da cogliere ora, per evitare che l’attendismo comprometta la dinamica economica dell’intera Eurozona» commenta il vicepresidente di Unimpresa, Giuseppe Spadafora

Secondo il Centro studi di Unimpresa, che ha analizzato i dati preliminari sull’acquisto diffusi da Istat per il mese di marzo 2025, il rimbalzo registrato dell’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC) del 2,0% su base annua, in risalita rispetto al +1,6% di febbraio, che si attesta al di sopra delle attese, appare comunque inquadrabile in dinamiche fisiologiche, senza evidenziare al momento tensioni strutturali significative nel sistema economico.

L’accelerazione del tasso inflazionistico è attribuibile principalmente alla ripresa delle componenti più volatili dell’indice. In particolare, i prezzi dei beni energetici non regolamentati sono tornati in territorio positivo, passando da -1,9% a +1,3% su base tendenziale, invertendo una dinamica deflattiva che aveva caratterizzato i mesi precedenti. Ciò è frutto di una parziale normalizzazione delle condizioni di mercato nel comparto energetico, sebbene i prezzi degli energetici regolamentati mostrino una decelerazione (da +31,4% a +27,3%), suggerendo un impatto contenuto delle tariffe amministrate. A ciò si aggiunge l’accelerazione dei prezzi degli alimentari non lavorati, che passano dal +2,9% al +3,3%, e dei tabacchi, il cui tasso di crescita tendenziale vendita dal +4,1% al +4,6%.

Tali incrementi, pur rilevanti, sono tipici delle componenti volatili e non sembrano indicare pressioni inflazionistiche diffuse. Contributi minori, ma significativi, derivano anche dai servizi, con un aumento dei prezzi nei settori delle comunicazioni (da +0,5% a +0,8%) e dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +3,1% a +3,3%), oltre a lieve attenuazione della flessione dei beni durevoli (da -1,5% a -1,2%). Nonostante la risalita dell’indice generale, il rimborso di fondo – al netto degli energetici e degli alimentari freschi – rimane stabile al +1,7%, segnalando l’assenza di pressioni generalizzate sui prezzi.

Anche la crescita al netto dei soli beni energetici mostra una crescita contenuta (da +1,7% a +1,8%). Questo dato suggerisce che le recenti variazioni nei costi energetici non si siano ancora trasferite in modo significativo alle altre filiere produttive e distributive, mantenendo il sistema economico in una condizione di relativa stabilità. Sul fronte dei beni di consumo quotidiano, il cosiddetto “carrello della spesa” registra un aumento tendenziale del +2,1%, in lieve accelerazione rispetto al +2,0% di febbraio, mentre i prodotti ad alta frequenza d’acquisto restano fermi al +1,9%. Questi numeri confermano che la dinamica inflazionistica, pur in crescita, non sta assumendo contorni preoccupanti nel breve termine.

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